Aleksandra Mir

I cortocircuiti visivi di Aleksandra Mir

By Melania Rossi
teknemedia.net, Rome, March 2010

Il Sogno e la Promessa
16 March - 15 April 2010
Magazzino d’Arte Moderna, Rome

"Nelle mie scoperte scientifiche ho appreso più col concorso della divina grazia che con i telescopi".
(Galilei, Lettere, Einaudi, Torino, 1978)

Potrebbero essere sintesi moderne del sentire di Galileo, padre della scienza moderna e cattolico fervente, le opere di Aleksandra Mir, classe 1967, in mostra alla galleria Magazzino d’Arte Moderna a Roma. Immagini in cui visioni spaziali, paesaggi lunari e razzi interstellari si accompagnano a santini, ritagli di libri liturgici e immagini sacre di varia natura. La tecnica è quella del collage e della foglia oro ad incorniciare queste visioni cyber-mistiche che in alcuni casi risultano più spiccatamente ironiche, in altri tendono a mettere in discussione convinzioni radicate e profonde. Le assonanze tra scenari e iconografie sono soprattutto formali perché i caschi degli astronauti somigliano ad aureole e il fumo generato dai missili Shuttle rimanda alle nuvole celesti, in un collage di simboli sovrapposti. In effetti il rimando funziona e pensando che l’artista polacca si è trasferita dagli Stati Uniti a Palermo, dove sta per concludere un periodo di permanenza di cinque anni, non è difficile interpretare il tutto come un’estrema fusione di due mondi, entrambi di enorme presa sulle masse e velati di mistero.

La vergine alza dunque gli occhi al cielo per seguire con lo sguardo la partenza di due missili con tanto di scia di fuoco, un Cristo sulla croce è invece il compagno del cosmonauta sullo sfondo di un satellite spaziale. E via dicendo. Quasi che si possano ricostruire tutte le tappe più importanti dell’uomo nello spazio sostituendo o accompagnando ai reali protagonisti santi, madonne e Gesù bambini, con il risultato di mettere in comunicazione due mondi che non avrebbero punti di contatto. Difficile trovare accordi tra scienza e fede – si potrebbe dire impossibile se si tratta di cosmo e cosmogonia – ma qui non è il concetto ad essere messo in discussione, non c’è infatti lo scontro tra opinione e fatto né tra credenza e dimostrazione, ma sono semplicemente accostate immagini molto popolari e ormai sedimentate nella memoria di tutti. Ciò che ne deriva è il paradosso della contemporaneità - o almeno di certa contemporaneità - che riesce a far convivere religione, superstizione, progresso scientifico e grandi scoperte, senza per altro riuscire a rispondere alla “domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto”. Qualcuno non potrà fare a meno di rispondere: “42”!

Nota: Le frasi tra virgolette sono tratte da Guida galattica per autostoppisti, romanzo di fantascienza di Douglas Adams e omonimo film di Garth Jennings. Nella storia, per dare risposta alla fatidica domanda dell’uomo, viene costruito appositamente un supercomputer chiamato Pensiero Profondo che dopo un'elaborazione durata sette milioni e mezzo di anni fornisce la risposta. La risposta, deludente e assurda, è: 42. Il problema, infatti, è che l’uomo non ha mai veramente e precisamente saputo quale fosse la domanda.

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English translation:

“In my scientific discoveries I have learned more thanks to divine grace than through telescopes”
(Galileo Galilei, Lettere)

The works by Aleksandra Mir, born in 1967, on show at Magazzino Gallery in Rome, may be a modern synthesis of Galileo’s thought, the father of modern science and devout Catholic. Images where spatial visions, lunar landscapes and interstellar rockets are accompanied by icons, clippings from liturgical books and sacred images of various kinds. The technique is collage and gold leaf to frame these cyber-mystical visions that in some cases are more distinctly ironic, in others tend to question deep-rooted beliefs and the profound. The similarities between scenarios and iconography are mostly formal because the astronauts' helmets look like halos and the smoke generated by missiles shuttle leads to the clouds of heaven, in a collage of overlapping symbols. Indeed, the reference works and, considering that the Polish artist moved from the U.S. to Palermo where she is concluding a residence period of five years, it is difficult to interpret everything as an extreme fusion of two worlds, both of huge hold on the masses and veiled in mystery.

The virgin then raises her glance to follow with her eyes the departure of two missiles with a trail of fire, a Christ on the cross is instead a fellow to a cosmonaut on the background of a space satellite. And so on. Almost that we could reconstruct the most important stages of man in space by replacing the real actors or accompanying saints, Madonnas and Christ child, resulting in communication of two worlds that have points of contact. Difficult to find agreement between science and faith - one might say impossible if it is the cosmos and cosmology - but here is the concept to be questioned, there is indeed a clash between opinion and fact or between belief and proof, but juxtaposed images are simply very popular and now settled in the memory of all. The result is a paradox of modernity - or at least some modernity - that can bring together religion, superstition, scientific progress and great discoveries, but without being able to answer "fundamental questions about life, the universe and everything”. Someone cannot help but respond: "42 "!

Note: the sentences in quotes are taken from Hitchhiker's Guide to the Galaxy, Douglas Adams' science fiction novel and movie of the same name by Garth Jennings. In the story, to answer the big question of man, a purpose-built supercomputer called Deep Thought, after a processing lasted seven and a half million years provides the answer. The answer, disappointing and absurd, is: 42. The problem, in fact, that man has never really knew precisely what was the question.